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Immagine del web

E lui cercava una storia che tardava a venire. Era sempre così quando iniziava a scrivere. C’era dentro una sensazione che lo spingeva a fissare quel rombo di pensieri fuori sì sé. Sulla carta. Una storia che nasceva da lontano, in un luogo indefinito e si manifestava, svelandosi piano piano. Attingeva forse al suo passato o a ciò che la vita gli aveva portato. Scrivere non è mestiere, scrivere è un pensare visivo (oggi si direbbe in tre di), riversare fuori, sulla carta ciò che ci portiamo dentro.

Anna l’aveva vista su quel treno di notte fiondato verso la Liguria. Erano fermi nel corridoio a guardare scorrere il nulla. Avevano iniziato a raccontarsi, mentre la notte spariva ai loro occhi. “Vado ad un matrimonio di un mio vecchio amico”, aveva detto lui, aggiungendo “ sono anni che non ci vediamo… ci siamo sempre sentiti… sono il suo testimone di nozze”. Lei aveva taciuto sorridendo, poi aveva accennato a quella laurea conseguita in archeologia, e il loro discorso si era spostato sulla spianata di Giza e sulle piramidi. La stazione di arrivo li aveva accolti mentre erano immersi tra le pitture delle necropoli egizie.

Si erano salutati scambiandosi i nomi come foglie al vento, Anna e Luigi.

Due giorni dopo lui, paludato in abiti da cerimonia, si passava il dito sul colletto un po’ stretto.

Parlava con lo sposo dei vecchi tempi, giusto per stemperare la tensione dell’attesa. La sposa era entrata, in quella chiesa che sembrava una bomboniera, fasciata in un abito di taffetà.

Luigi, lei è la mia futura moglie”, gli aveva detto il suo amico mentre, sollevando il velo, lo sguardo della sposa aveva incrociato il suo.

E nel silenzio chiesa erano risuonate due parole.

Anna… Luigi…

Erano trascorsi due anni dal giorno del matrimonio dell’amico di Luigi. Due lunghi anni ricchi di eventi. Luigi si trovava a Cambridge a tenere un corso presso il King’s College relativo al restauro dei materiali cartacei. Una docenza nata per caso, su segnalazione di un monaco benedettino della abbazia di Novalesa che lavorava presso il Laboratorio di Restauro del British Museum di Londra.

E così, dalla pergamena alla carta impressa, Luigi trascorreva le giornate tenendo le sue lezioni.

Il patrimonio culturale e storico italiano era molto apprezzato dagli studenti.

Terminata la lezione, Luigi, ripresa la bicicletta (il mezzo di trasporto più diffuso a Cambridge), passava interi pomeriggi presso una antica e polverosa libreria tenuta da una coppia di coniugi anziani. Sfogliava pagine consunte di antiche edizioni, scopriva veri tesori accatastati sotto pacchi di rotocalchi della seconda guerra mondiale o impilati su traballanti tomi rilegati in cuoio.

Fu proprio un pomeriggio di ottobre che, spostandosi tra i vari scaffali, urtò inavvertitamente una persona. Entrambi, rigirandosi, prontamente si scusarono.

I’m sorry… Anna?!”

I’m sorry… Luigi?!”

E così hai chiesto il divorzio dopo due anni che eravate sposati?”- disse Luigi, mentre con la mano scostava una ciocca di capelli che era scivolata sul viso di Anna.

Sì. Non si andava d’accordo…”

E ora?” – le chiese con lo sguardo interrogativo.

Tiro avanti alla bell’e meglio… ho il mio lavoro di fotografa.” – gli rispose lei con un sorriso.

La notte li colse stropicciati tra le lenzuola, mentre un raggio di luna esplorava il pavimento. All’alba, i loro corpi erano rannicchiati in un sonno pago, sembravano voler annullare ogni distanza da quel paese straniero che li ospitava. Anna si svegliò con uno sbadiglio e con la bocca ancora impastata di sonno, e disse.

Domani parto, devo tornare in Italia. Ho terminato il servizio fotografico.”

Dai, rimani ancora un giorno, facciamo un salto a Londra…”

Non posso, devo rientrare, Luigi…”

Ok, ti accompagno a Heathrow, Anna. Ho preso un periodo di aspettativa, George, il figlio di Lord Hamilton, l’egittologo, ha una concessione di scavo nella necropoli di Deir el-Medina, mi ha chiesto di accompagnarlo. “

E così parti anche tu…”

C’è un lieve distacco tra due anime, quando il destino incombe sul loro cammino. Un triste ripiombare in una dimensione di solitudine. E’ come quando all’improvviso sale la nebbia. Vengono a mancare tutti i punti di riferimento per orientarsi.

Però, possiamo trascorrere alcuni giorni a Venezia, se ti va, prima che io parta per il Cairo.”

Ed è con un sorriso che lei gli sussurra in un orecchio.

E’ una splendida idea!”

Dai, baciami, sciocchina…”

Venezia li accolse come una cortigiana vezzosa, tutta sfavillante di broccati e oro. Camminavano privi di meta tra campi, calli e fondamenta. Scansando la folla assiepata di turisti.

Vieni, che ti porto a vedere un piccolo gioiello” – e Luigi la prende per mano, facendosi largo tra la gente.

In campo Bandiera e Moro, davanti alla chiesa di San Giovanni in Bragora, alcuni bambini giocano a pallone. La chiesa di San Francesco della Vigna è avvolta nella penombra. All’interno di uno dei due chiostri, dove d’estate si tengono dei concerti, un mucchio di sedie accatastate attende un nuovo evento. Ma il maggior fascino del luogo, oltre il silenzio che lo avvolge, è un piccolo dipinto del Bellini. Si vede la Madonna che regge il Bambino Gesù attorniata dai Santi. Un piccolo borgo turrito fa da quinta in un paesaggio collinare che si confonde nel cielo, tra cumuli di nubi. Il probabile committente dell’opera è inginocchiato ai piedi della Vergine, seduta. Ma è il colore, che come una invisibile luce domina il dipinto, a rendere la scena altamente piacevole.

Che bello… “ – esclama Anna, con lo sguardo trasognato.

Usciti dal chiostro, Luigi le fa notare che su un muro è infissa una lastra di marmo con incisa la croce di Gerusalemme incorniciata dalla scritta “Commissariato di Terra Santa”.

Voglio andare ai Frari, a vedere l’Assunzione del Tiziano” – esclama Anna. “ Tutte le volte che vengo a Venezia ci ritorno. E’ quasi un rito!”

La Chiesa è semi deserta. Si siedono nei primi banchi e osservano, immersi nel silenzio, quella spettacolare composizione. La Madonna, in piedi su una nube sorretta da un tripudio di angeli, levita verso l’alto. A terra fa da contrappunto una folla, turbata e in piena agitazione per l’evento. Il manto della Vergine e dei due personaggi a terra, di colore rosso, creano un perfetto triangolo che spinge i loro sguardi verso l’alto.

Domani andiamo a vedere la scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni”

Sì, con tutte quelle ossa, quei teschi e quei cadaveri… che orrore, Luigi…”

Ma è uno splendido dipinto del Carpaccio, e poi San Giorgio uccide il drago…”

Piuttosto facciamo un salto alla Peggy Guggeniheim, che mi rivedo le tele di Pollock”

Già, c’è pure l’albero di Yoko Ono…”

La sera li vede raccolti attorno ad un tavolo dell’osteria Codroma, una perla ambrata del passato. Il Collegio Moorat-Raphaël è là di fronte oltre il Rio del Carmini. Luigi pensa al primo seminario di restauro dei materiali cartacei della sua vita, presso il Monastero Armeno dell’isola di San Lazzaro.

Il ricordo prende vita sulle sue parole, mentre Anna ascolta affascinata.

Ricorda il viaggio in Armenia, i monasteri con quelle lame di luce che tagliano la penombra interna, ravvivata dal consumarsi delle candele.

Gli sembra di aver sempre viaggiato, come l’Ebreo Errante, di essere un apolide, quasi ad aver cancellato il suo luogo di appartenenza.

Sei pensieroso?”

No Anna. Dopodomani parto per il Cairo e chissà quando ci rivedremo…”

Non disperare, Luigi. Ci rivedremo.”

Gli scavi nella necropoli di Deir el-Medina erano stati coronati dal successo. Era stata riportata alla luce la tomba di Pashedu, un artigiano e artista dell’era di Ramses II (XIX dinastia, XIII secolo a.C.). Pashed o Pashedu, il cui nome significa il Salvatore, fu caposquadra di uno dei gruppi di lavoratori che realizzarono le grandi sepolture reali. Infatti, Deir el-Medina era il villaggio che ospitava le famiglie degli artigiani addetti ai lavori delle tombe Reali. All’interno della tomba, decorata da splendide pitture, fu ritrovato un papiro “libro dei morti” ed altri oggetti del corredo funerario del defunto.

Lord Hamilton era entusiasta, dopo mesi di duro lavoro sui rilievi e sulla la catalogazione degli oggetti, furono preparate le bozze per la pubblicazione della scoperta e l’inaugurazione fu fatta con una sontuosa festa al Cairo, al Mariott Hotel, presso la sala conferenze e il rinfresco venne allestito ai bordi della piscina.

L’euforia aveva invaso i partecipanti. La scoperta era di notevole interesse archeologico.

Luigi, accompagnato da Anna, si stava congratulando con Lord Hamilton, tra i tavoli ai bordi della piscina, quando vi fu il primo scoppio.

Inizialmente sembrava una salva di petardi. Ma uomini vestiti di scuro riversavano correndo raffiche di Kalashnikov sui presenti.

Urla, panico…

Una esplosione presso il banco di ingresso.

La folla impazzita…

Cadaveri che galleggiavano nella piscina.

Spari di risposta dagli uomini addetti alla sicurezza…

Ai primi spari Luigi si era gettato su Anna e ora giacevano immobili a terra dietro un tavolino rovesciato.

L’attacco terroristico si era concentrato nella hall gremita di gente. Il terrore durò per lunghe sei ore con un bilancio di venti vittime, di cui due bambini e cinquanta feriti. I terroristi furono eliminati dalla task force dei corpi speciali antiterrorismo. L’ultimo terrorista, asserragliato nella sala conferenze si fece esplodere verso le prime ore del mattino.

Luigi e Anna erano illesi. Abbracciati, sull’ingresso dell’hotel, guardavano il Nilo scorrere, il sole che era una palla arancione immobile nello smog che fendeva l’aria. La cacofonia di clacson si levava alta come tutti i giorni. Un uomo con un carretto pieno di pane, trainato da un asino, passò lentamente davanti a loro, tra lo scorrere nervoso delle auto.

Loro erano vivi. Il loro amore era vivo. Il Cairo era vivo, e un nuovo giorno si affacciava nelle loro vite.

FINE

Postfazione

Questo breve raccontino nasce su proposta della “Nostra Commedia”, “Un racconto, iniziativa estiva”. Quando ho iniziato a scriverlo non avevo la minima idea di dove mi avrebbe portato la storia. Vuoto totale. Scrivere è un processo misterioso e in parte autobiografico. Frammenti di vite (la propria e quelle degli altri) si prendono a prestito e si coagulano sulla pagina. Avrei voluto far fare una gita sul barchino nel fiume Cam, a Cambridge, a Luigi e Anna, ma loro spingevano verso altri luoghi. A Venezia avrei voluto vederli seduti all’Harry’s Bar, ma erano sgattaiolati all’osteria Codroma. Infine, al Cairo, mi sarebbe piaciuto che avessero visitato la Citta dei Morti (viva più che mai), e il Museo egizio con la maschera di Tutankhamon, ma anche qui, avevano altri itinerari.

Amo pensare che oggi, Anna e Luigi, usciti dalla pagina, stiano assaporando altrove la loro vita. E di questo ne sono felice.

L’autore.