È nell’indulgente gesto

che si apre il tuo sorriso

dove scorrono i tuoi pensieri

immagini felici di giorni compiuti.

Istanti che superano il ricordo

che prendono fiato e scorrono sul tuo viso

mentre le parole scavalcano il giorno.

È nello scorrere del vento,

carezze di attimi compiuti

di gioia e sorrisi che ti rivedo.

Scivola il giorno

così come si nutre l’anima

nella corsa degli affanni.

E il domani è un passo leggero

nel tappeto dei sentimenti.

E comincerà così, tra uno sguardo e un sorriso,

e continuerà così, tra un saluto e una parola,

e non mancherà così, tra le tue lenzuola e una sauna.

E non si saprà mai come finirà

e se mai sarà finita,

mentre il sole scorre sullo schermo dei giorni

e il cuore accelera il battito delle ore.

E sarà così, come una storia bislacca, raccolta dai versi di un poeta

nello scambio delle emozioni con un tram che tarda a venire,

mentre il giorno piange dal cielo acqua sotto i ponti.

E finirà così, in un giorno privo di notte,

tra una partita trasmessa alla televisione

e il suono delle campane,

ombre tra i passi sconsolati degli amici.

Vita, solo vita.

È nella quiete del giorno

che mi immergo nei tuoi pensieri

nello scorrere del tempo

dove sfioccano messaggi

di giorni lontani.

È il salto dell’immagine

lo scorrere di visi

comparse di anni trascorsi.

Sono vortici di istanti

emozioni che risalgono

dallo stagno della mente.

Rivedo il tuo viso

la ciocca ribelle di capelli

le tue labbra dischiuse

su una corolla di sorrisi.

Sale pallido il ricordo

che si fa presenza e vita.

C’è questo tempo muto

lenta mancanza nell’esaurirsi

di spazi estivi.

Presenze d’autunno

nel feroce turbinio di cieli grevi.

Una assenza che si fa dimora

stillicidio di attimi

tenue vagare nel buio della notte.

C’è un dilatare di spazi

un silenzio remoto

che si fa valanga.

È una stasi del giorno

un frammento dell’ora.

Non porta significato

o forse un leggero languire

nel ricordo.

Ci sono istanti congelati

nel pensiero, nei gesti.

Un fermo immagine

di una storia.

La mia.

Ho perso un Do.

L’ho perso mentre suonavo, nel bel mezzo del concerto.

L’ho visto salire dalla coda del pianoforte, è passato lungo la platea come un fastidioso moscone, è rimbalzato un paio di volte sulla spalliera di una poltroncina (sì, proprio vicino a quella signora che si era assopita un attimo) ed è scomparso.

L’hanno visto infilare la porta del teatro, oltre le spesse tende color porpora, e poi salire in alto.

Nella verticale della piazza ha corteggiato il lampione poi è saltato sui tetti di una casa.

La gente ha alzato il naso guardando stupita quella nota.

Un anziano signore ha rimbrottato acido: “Le note non dovrebbero uscire dallo spartito se non accompagnate dal direttore ‘orchestra”.

Ma il Do è salito verso il cielo. E man mano che saliva si faceva sempre più piccolo e luccicante.

Un brusio si è sollevato dalla folla. Un bambino è scoppiato a piangere.

Il direttore d’orchestra era allibito, in trent’anni di carriera non aveva mai visto una cosa simile.

I colleghi orchestrali si sono stretti attorno a me in segno di solidarietà, mi guardavano con visi tristi, consapevoli che a causa di questa disgrazia la mia carriera era finita.

Stracciata. Conclusa.

Mi sono ritirato in buon ordine, barricandomi in casa. Le fotografìe delle mie varie tournée mi guardavano compassionevoli. Sono state giornate atroci. E’ soltanto dopo una settimana che ho osato sedermi al pianoforte.

Ho iniziato a suonare dapprima timoroso, ma non è successo nulla di strano. Allora mi sono sciolto un po’. Ho suonato concentrato per circa un’ora.

Poi all’improvviso è successo. Ho perso un LA.

Frammenti… spicchi di immagini colorate,

quadretti…

Ti immergi in un percorso di una scacchiera virtuale.

Percepisci i colori come essenza di respiro…

Sono attimi che affiorano,

che si staccano dal tuo io profondo,

che salgono e ti avvolgono con le loro istanze,

con le loro vibranti frequenze… di colore.

Colore che danza,

che esce dal perimetro costrittivo

della propria superficie per ricomporsi sulla tua retina.

Ti attardi su istanti mossi dalla tua mano.

Il pennello lambisce la carta, deposita particelle di colore.

Lascia tracce cromatiche destinate ad evaporare,

a fissarsi sulla carta.

Mentre la tua mente elabora percorsi sconosciuti,

cattura le sensazioni lontane e le riporta a galla,

il colore esplode in tutta la sua frequenza

in un arcobaleno di vibrazioni.

Vorresti nuotare in quel colore,

respirare quelle particelle di luce.

e, mentre il pennello segue il suo arcano percorso,

legami sottili si connettono, istanze si relazionano,

similitudini guizzano e affiorano alla tua mente,

e guidano la tua mano.

Il disegno termina, donandoti una effimera

sensazione di pienezza, di momento compiuto.

Il pensiero ammutolisce, tacita la razionalità

e cede il passo all’istante contemplativo.

E allora, tutte le volte che osserverai questo dipinto,

emergeranno i frammenti di quegli istanti che lo hanno

generato, annullando per sempre il tempo.

Perché grande è il colore delle emozioni!

Disegno dell’autore

È nella terra di nessuno

quel lieve biancore

premessa di gelo

e gesti incompiuti.

Nebbia di voci

parole spente

nel cammino della notte.

È un po’ il morire

nella banchisa dei sentimenti

quando il cuore cela

il suo destino

nell’anelito di luce e colore

premessa di giorni futuri

immersi in un limbo di gesti.

Erano versi spaiati

confusi tra le ombre della notte

piovuti da un cielo grigio

con lampi da prima comunione.

Perdurava un silenzio

che avvolgeva le stanze della casa

parole mute di una estate a fine corsa.

C’era anche un pensiero sottotono

che faceva capolino durante le pause

del giorno.

Ma la pioggia lavava i pensieri

soffocava gli stati d’animo nel grigiore

delle ore.

E la vita scorreva via come polvere sotto i tappeti.

Frammenti… spicchi di immagini colorate,

Ti immergi in un percorso di una scacchiera virtuale.

Tu non lo sai ma sei entrata nel gioco,

nel grande gioco dell’Arte.

Percepisci i colori come essenza di respiro…

Sono attimi che affiorano,

che si staccano dal tuo io profondo,

che salgono, avvolgono con le loro istanze,

Colore che danza,

che esce dal perimetro costrittivo

della propria superficie per ricomporsi sulla tua retina.

Il pennello lambisce la carta, deposita particelle di colore.

Lascia tracce cromatiche destinate ad evaporare,

a fissarsi sulla carta. Campiture.

Mentre la tua mente elabora percorsi sconosciuti,

cattura le sensazioni lontane e le riporta a galla,

il colore esplode in tutta la sua frequenza

in un arcobaleno di vibrazioni.

Emozioni che si trasformano in passaggi onirici,

Vorresti nuotare in quel colore,

respirare quelle particelle di luce.

E, mentre il pennello segue il suo arcano percorso,

legami sottili si connettono, istanze si relazionano,

similitudini guizzano e affiorano alla tua mente,

e guidano la tua mano.

Il disegno termina, donandoti una effimera

sensazione di pienezza, di momento compiuto.

Il pensiero ammutolisce, tacita la razionalità

e cede il passo all’istante contemplativo.

E allora, tutte le volte che osserverai questo dipinto,

emergeranno i frammenti di quegli istanti che lo hanno

generato, annullando per sempre il tempo.

Perché grande è il colore delle emozioni.

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